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Rappresentazione visiva dell'articolo: Ciclicità dei mercati tra stress e ripresa: il valore della resilienza

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 27 aprile 2026

Ciclicità dei mercati tra stress e ripresa: il valore della resilienza

Crisi geopolitiche, incertezza e mercati volatili: è questa la combinazione di fattori che caratterizza lo scenario attuale e influenza i portafogli degli investitori. In tale contesto può essere difficile rimanere resilienti, ma è proprio in queste situazioni che si manifesta l’importanza di non farsi sopraffare dall’ansia.  

La consapevolezza della ciclicità dei mercati e un atteggiamento di freddezza di fronte all’emotività possono aiutare a non farsi trascinare in decisioni dettate dall’irrazionalità.

Di seguito alcuni spunti per rimanere resilienti di fronte a uno scenario come quello attuale, partendo da quanto sperimentato storicamente.

Uno sguardo al passato: l’importanza dell’orizzonte temporale

La storia è una prova a favore della ciclicità del mercato: ai cali sono seguite le riprese.

Tra il 1954 e il 2025, secondo un’analisi di Capital Group, le correzioni (riduzioni intorno al 10%) dell’indice S&P 500 sono avvenute in media una volta ogni 18 mesi e i cali più marcati del 20% o più circa ogni sei anni.

Tuttavia, le fasi di declino hanno poi lasciato spazio alle fasi di recupero. Gli andamenti passati del mercato non sono garanzia degli andamenti futuri, ma le tendenze storiche possono comunque dare un’indicazione utile per ragionare in ottica strategica e avere un orizzonte temporale che vada oltre i periodi di contrazione.

Questo è un segnale a favore di un atteggiamento paziente da parte di un investitore: farsi prendere dal panico e smobilizzare gli investimenti durante le fasi di forte calo può portare a registrare perdite evitabili con un orizzonte temporale più ampio.

L’importanza sta nel capire che le contrazioni di mercato sono parte integrante di un investimento: qualcosa da tenere in considerazione ma che non deve portare a prendere decisioni affrettate e dettate dalle emozioni.

Inoltre, bisogna tenere presente che perdere anche solo poche giornate di negoziazione può portare a rinunciare a opportunità rilevanti.

Secondo Fidelity Investments, un investitore ipotetico che dal 1988 avesse perso solo i 5 migliori giorni di mercato avrebbe ridotto i propri guadagni di lungo periodo di circa il 38%.

Le emozioni possono tradire

Spesso, negli investimenti, si tende a prendere decisioni dettate più dall’emotività che dalla razionalità. La finanza comportamentale studia proprio l’influenza della psicologia umana sulle decisioni economiche, attraverso le cosiddette euristiche comportamentali. Si tratta di comportamenti tipici dell’essere umano dettati dalle emozioni e dalla sfera irrazionale.

Anche in questo caso, la storia può essere utile per capire che le reazioni tipiche dell’uomo possano indurlo a perdere lucidità negli investimenti.

Per esempio, durante la crisi finanziaria globale del 2008, l’eccessiva fiducia nel mercato immobiliare e la credenza comune circa la sua estrema solidità hanno portato alla creazione (e successivamente allo scoppio) di un’enorme bolla finanziaria.

Un comportamento tipico degli investitori è poi quello di cavalcare l’onda delle notizie e dei cosiddetti rumors senza andare più a fondo. L’eccesso di informazioni da cui siamo oggi bombardati può paradossalmente creare più confusione che conoscenze da cui attingere.

Il contributo di una guida esperta

In periodi di stress e volatilità, che si riflettono sulla psicologia umana traducendosi in nervosismo e incertezza, fare affidamento su una guida esperta può contribuire a mantenere lucidità. Il consulente finanziario svolge un ruolo essenziale in questo scenario: ha il delicato compito di gestire il carico emotivo del cliente e aiutarlo a rimanere resiliente. Dovrebbe fungere da “ammortizzatore” delle emozioni: fare riferimento al suo bagaglio di esperienze e conoscenze, per fare emergere logica e razionalità.

Un bravo consulente è anche in grado di selezionare le informazioni rilevanti e distinguerle dalle “voci di mercato”. In quanto educatore finanziario è poi capace di trasmetterle al cliente per fargli acquisire maggiore sicurezza e consapevolezza nelle scelte di investimento.

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